Tendostrutture
Velarium romano
80 d.C.
Percorsi evolutivi
Epoca I secolo d.C.
Utilizzo civile
Luogo Impero romano
Caratteristiche tensostruttura ombreggiante
Materiali tessuto i lino e contone
Tipologia architetipo di strutture tensili
APPROFONDIMENTO
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Importanti studi condotti attraverso l’osservazione di monete, affreschi e bassorilievi hanno dimostrato la presenza di coperture di tela per l’ombreggiamento di teatri, anfiteatri, circhi e stadi già nel I secolo a.C, sia a Roma che nella fiorente area campana, e la loro progressiva diffusione in altre aree dell’impero romano, nella Magna Grecia e in Asia Minore (Graefe, 1979; Otto, 1984).

Tali coperture venivano realizzate riutilizzando le vele navali dismesse, da cui il termine velarium introdotto da Vitruvio in epoca augustea.

Fu proprio l’esperienza acquisita nel governare le imbarcazioni a vela che permise ai Romani di considerare i vantaggi apportati da una copertura di ombreggiamento trasformabile (apribile e chiudibile all’occorrenza) rispetto a un tetto a carattere permanente.

Si presume che i teli di copertura fossero in cotone sostenuti da cavi cerati per facilitare lo scorrimento nella struttura di supporto. Nei teatri costruiti in Gallia e nelle regioni del Nord europa i velaria dovevano presentare un trattamento superficiale impermeabilizzante a base cera o grasso per resistere alle frequenti piogge.

Per esempio il grande anfiteatro di Pompei era costituito da due file di elementi in pietra (tasche) per l’alloggiamento di pali verticali in legno sui quali il velarium era sospeso. Dall’osservazione di alcuni affreschi dell’epoca, si evince che il velarium doveva essere composto da lembi di stoffa rettangolari sospesi tra due corde parallele che ne permettessero lo scorrimento per il suo ripiegamento. Il sistema, di diretta derivazione navale consisteva in due ordini di funi, una primaria utilizzata per il dispiegamento del tessuto, l’altra secondaria per la sua messa in tensione.

Il teatro di Pompei non rappresenta la prima applicazione dei velaria, sembra che già nel 70 a.C. ad opera di Quintus Catulus fossero utilizzate coperture tessili in lino.

L’uso di elementi tessili per l’ombreggiamento era notevolmente diffusa tra i romani e non veniva utilizzata solo per la copertura di anfiteatri e teatri. Plinio descrive drappi e stoffe ombreggianti anche nelle vie della città, nel foro e persino nelle cori private delle abitazioni. Giulio Cesare, per esempio, durante il suo mandato fece distendere lungo tutto il Foro Romano e la via Sacra fino al Campidoglio vele colorate ombreggianti per manifestare la potenza e ricchezza di Roma. La magnificenza della città veniva celebrata anche attraverso le particolari decorazioni delle stoffe, per esempio Nerone fece distendere sul suo anfiteatro preziose stoffe in lino decorate in blu e stelle d’oro.

CREDITS
Testi a cura di : Cristina Mazzola
FONTI BIBLIOGRAFICHE
Graefe R., Vela erunt. Die Zeltadächer der römischen Theater und ähnlicher Anlagen, Mainz
Berger H., Light structures, structures of light, Arthur House, Indiana, 2005.
Ruffini F., Teatri prima del teatro. Visioni dell’edificio e della scena tra Umanesimo e Rinascimento, Bulzoni Editore, Roma, 1983. .
Zanelli A., Trasportabile, trasformabile. Idee per architetture in movimento, CLUP, Milano, 2003.
FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Fig.1: tratta da : www.archeona.arti.beniculturali.it/

Fig.2-3-5-6: tratte da Zanelli A., 2003

Fig.4: tratta da www.acam.it

Fig. 7-10 : tratte da Drew P., 1979